Strada facendo arriviamo al settantesimo compleanno di un grande cantautore italiano, Claudio Baglioni, classe 1951. Cresciuto in un quartiere popolare romano, ma con una carriera discografica di enorme successo.
In occasione di questo evento un gruppo di fan di “Casa San Felice”, casa famiglia gestita dal parroco dell’omonima chiesa, in Piazza di San Felice da Cantalice 20 a Roma, supportato dal sito doremifasol.org (che ha anche realizzato una raccolta fondi per la casa famiglia) che riunisce il “Baglioni World” ha fatto realizzare un murales dallo street artist Mauro Pallotta in arte Maupal. Sul murales è trascritta una frase tratta da una celebre canzone dell’artista “Strada facendo vedrai che non sei più da solo” come messaggio di speranza e fiducia per coloro che si sono trovati in difficoltà nella vita. Il volto del cantante è in bianco e nero, mentre per i colori di sfondo sono stati usati, il giallo, il rosso e il blu, colori preferiti da Baglioni. Con il rosso è stato scritto il testo, mentre con il blu è stato raffigurato la vita dell’uomo da bambino fino a diventare anziano che si avvia verso la porta di entrata della casa famiglia a simboleggiare l’aiuto che viene dato alle persone in difficoltà.
Claudio Baglioni ha commentato: «È una sorpresa indescrivibile. Ma come vi è saltato in mente? Nel quartiere dove sono stato bambino e adolescente. A Centocelle, dove sono diventato un ragazzo. Nella piazza in cui son salito, per la prima volta, su un palco senza lontanamente immaginare quel che sarebbe accaduto in seguito. Su una parete della casa famiglia San Felice proprio davanti a quel palchetto del tempo che fu. L’avete pensata bella. Una gran cosa per una buona causa. Il mio apprezzamento e la mia gratitudine non hanno voce e parole sufficienti e adeguate. È una sensazione bizzarra e stupefacente. E, per una volta tanto, fa davvero piacere essere “sbattuti su un muro”. Un muro, che in quegli anni, temevo si alzasse per sempre tra me e tutti gli altri e che oggi si fa testimonianza di un incontro che dura da allora. Un insieme di piccole storie vissute o mai risapute che la vita ha narrato nel romanzo di ognuno di noi. Nello stesso momento ringrazio coloro che con doni e pensieri diversi si sono ricordati di me e della mia prossima età. Sono tanti di numero e ciascuno con la sua firma e la sua fantasia. A tutti vorrei dire il mio bene perché a darlo non ne sarei capace. Si cresce e ci si fa grandi, ma non si smette mai di essere timidi e schivi. A combattere il tempo come si fa? Si può battere ancora a tempo di musica. Sul tempo che va.»