Nella trasmissione di Rete4 “Stasera Italia” è andata in scena l’ennesima permormance folle dell’ex sindacalista Giuliano Cazzola, attualmente esponente del partito “Piu’ Europa” con il quale, alle elezioni ragionali del 2020 in Emilia Romagna, sostenuto anche da Pri, Psi per Bonaccini e da un nutrito gruppo di economisti, imprenditori e accademici, fu candidato come capolista a Bologna senza, comunque, riuscire ad essere eletto.

Cazzola, che non è nuovo a uscite poco felici, questa volta arriva, addirittura, ad incitare all’uso delle armi nei confronti di chi, sembrerebbe pronto a manifestare il proprio dissenso verso il green pass bloccando le stazioni dei treni, fatti che al momento sono solo propagandati ma non ancora avvenuti.

«Uno che ha paura di farsi un vaccino perché deve bloccare le stazioni? Se lo faccia e stia buono. Il ministro Lamorgese» dice Cazzola «richiami in servizio Bava Beccaris che sa come trattare questa gente. Questi terroristi. Il feroce monarchico Bava che con il piombo gli affamati sfamò» aggiungendo, nel suo delirio incontrollato, a proposito dei manifestanti, che questi «non hanno nessuna scusa. Questi sono dei terroristi e non meritano nulla. Meritano la celere che li bastoni».

Attualmente è in corso una pericolosa escalation di violenza, forse Cazzola non ha capito che il motivo per cui intendono bloccare le stazioni è ben più serio e profondo di come lui lo ha inteso,l’attuale sistema di limitazioni sanitarie è percepito come una minaccia invasiva e costante in grado di limitare e bloccare attività essenziali per i citttadini quali il lavoro, lo spostamento e l’accesso ai ristoranti. A generare ulteriore frustrazione è la continua minaccia che le limitazioni si estenderanno ad altri ambiti, quali le cure sanitarie e l’accesso ai supermercati. Un utilizzo severo della forza, non farebbe altro che alimentare l’escalation di violenza, proprio come già avvenuto ai tempi di Bava Beccaris.

Per comprendere bene la gravità delle sopra citate affermazioni, nonostante l’abituale silenzio della sinistra che non sembra voler condannare certe affermazioni, è necessario fare un ripasso storico del personaggio di cui, Cazzola, auspica il ritorno.

Fiorenzo Bava Beccaris fu il generale italiano resosi famoso, nel 1898 durante i Moti di Milano, per aver ordinato di sparare sulla folla scesa in strada per protestare contro le condizioni di lavoro e l’aumento del prezzo del pane, causando 83 morti e numerosi feriti.

La conseguenza di questo atto feroce ai danni del popolo affamato portò, nel 1900, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci, al regicidio di Umberto I.

Sarebbe bene che, chi invoca un ritorno dei «cannoni di Bava Beccaris», passati alla storia come simbolo di un’insensata e sanguinosa repressione, imparasse il vero senso della parole democrazia e libertà, oppure, invece di sproloquiare in televisione, impegnasse il tempo rimasto a sua disposizione in qualche bocciofila o a ripassare ciò che, pur avendolo sicuramente studiato in gioventù, evidentemente, è stato dimenticato.