Cambia il governo, ma nei fatti tra Draghi e Conte, l’unica differenza sono le facce: la Gelmini al posto del famigerato Boccia, e qualche altro nome più che altro per accontentare un centro-destra, ricompensato per non avere fatto la benché minima opposizione. Quindi nessuna riapertura delle attività, danneggiate da un anno di regime terapeutico e di restrizioni della libertà quali non si sono viste nemmeno durante l’ultima guerra. Sulla scorta di questo, il gruppo Ristoratori Toscani, capeggiato da quel Pasquale Naccari, che ad ottobre percorse la Cassia a piedi per raggiungere Roma, per chiedere indulgenza, novello pellegrino, a un Conte ed uno Speranza, già entusiasti al pensiero di chiudere nuovamente il Paese, colpendo stavolta solo bar ristoranti palestre teatri. Ovviamente Naccari, non ottenne nulla, se non trenta secondi di notorietà insieme a Vittorio Sgarbi, durante la sosta a Sutri, cittadina della quale Sgarbi stesso è sindaco. E così arriviamo al secondo lockdown che ha fatto molto in termini di devastazione economica e nulla in termini sanitari. Nel frattempo, un gruppo indipendente di esercenti inizia, città per città, ed in maniera spontanea, a tenere aperte le proprie attività, a dispetto dei provvedimenti di regime, con alcune persone, come Momi Al-Hawi, Umberto Carriera, Biagio Passaro, Mattia Florilli, che diventano così i protagonisti di un nuovo modo, più radicale, di portare avanti la protesta, poi concretizzatosi, a livello nazionale con l’omonima iniziativa del 15 gennaio 2021. Intanto il Pellegrino della Cassia, continua con i suoi appelli al governo, appelli orientati più al conferimento dei cosiddetti ristori piuttosto che alla pura e semplice ripresa delle attività che continuano a rimanere vietate per decreto. Probabilmente irritato dal successo dell’iniziativa #ioapro, il Naccari più volte fa capire che “bisogna stare alle regole”, anche se le regole implicano il suicidio economico di migliaia di attività, ed eccolo che si scaglia contro i protagonisti della protesta definendoli sovversivi.

Si arriva così al presidio del 22 febbraio, davanti al Parlamento: autobus organizzati, in stile manifestazione di partito, servizio d’ordine, l’occasione, panini e bottiglie d’acqua offerti nel pacchetto. Obiettivo farsi sentire da un Giancarlo Giorgetti, appena transitato dalla non-opposizione, al Ministero per lo Sviluppo Economico. Arrivano naturalmente, anche protagonisti e simpatizzanti di #ioapro cavallerescamente disposti a sostenere la gita di Naccari, ritenendo che la manifestazione sia nonostante la diversità di vedute, di interesse comune. Si tratta di oltre centocinquanta persone, che vanno ad aggiungersi a quelle faticosamente portate a Roma, con gli autobus: con la differenza che il gruppo di #ioapro, è arrivato nella capitale, con mezzi propri spendendo del suo. In prima battuta i membri di #ioapro, vorrebbero presidiare il Senato, e si radunano in Piazza Vidoni, ma un gruppo di agenti di Polizia, in borghese, fa capire che è inutile “perché tanto non c’è nessuno”, o almeno così dicono. Viene deciso quindi di riunirsi alla manifestazione di Naccari, di fronte a Montecitorio, e qui assistiamo alle prime stranezze, con gli agenti che confinano momentaneamente il gruppo in Piazza Vidoni, in attesa di istruzioni. Solo successivamente lo autorizzano a muoversi, a patto però, che simboli e bandiere vengano opportunamente occultati. A Montecitorio, l’accoglienza dei Ristoratori Toscani è fredda, sul palco continuano a parlare i loro, con interventi che mostrano soprattutto una gran voglia di ricevere finanziamenti a fondo perduto, più che un impegno concreto a favore di una vera riapertura.

Nel frattempo, Momi, viene riconosciuto dai partecipanti e dai giornalisti presenti, che lo considerano quasi una rockstar: dopotutto è lui la figura più conosciuta del movimento #ioapro, quello che è andato in televisione a sostenere le proprie posizioni, e quello che ha subìto più volte le conseguenze della repressione prefettizia, con un’ordinanza, in forza della quale, gli hanno messo i sigilli al locale, che menziona chiaramente il concetto di concorrenza sleale verso altre attività. Come dire, tu apri mentre noi siamo chiusi, noi ti segnaliamo al prefetto perché non è giusto che guadagni mentre noi “rispettiamo le regole”. Anche questo, naturalmente, è un punto di frizione importante, fra le due correnti della protesta dei ristoratori, che ormai non si risparmiano, accuse incrociate.

Comunque la guardia pretoriana di Naccari, impedisce agli aderenti di #ioapro, di salire sul palco e dire la propria e si sfiora la rissa, col pretesto delle “museruole” che i naccaristi, indossano mentre gli ioapristi, glissano volentieri. Alla fine la tensione rientra, ma sul palco ci vanno solo i naccaristi, mentre il loro mentore è perso tra i corridoi della Camera dei Deputati, dove attenderà, invano, di parlare col ministro. Nel frattempo quelli di #ioapro, intercettano Salvini, e gli fanno promettere solennemente, che farà di tutto per arrivare all’apertura serale di bar e ristoranti a partire dal 5 marzo. Salvini, si spinge al punto di pubblicare questo impegno sulla propria pagina. Viene raggiunto anche Sgarbi, il quale rinnova tutto il suo sostegno a #ioapro. In piazza alcune rappresentanti romane dell’Associazione Gioco Legale, placcano Momi, e gli procurano al volo, un’intervista per il loro giornale di categoria. Alla fine la giornata romana del 22 febbario scorso, ci dice che: i Ristoratori Toscani, hanno perso l’occasione di unire due proteste per quanto molto diverse, nello spirito e negli intenti, dimostrandosi perfino maneschi mentre il gruppo #ioapro, incassa almeno la solidarietà spiccia di due noti esponenti politici. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi di questa situazione.

Giuliano Fresi