Divide et Impera, dicevano i latini, che, per rendere meglio l’idea, potremmo benissimo attualizzare in “separa e conquista” o “dividi e conquista” è l’esatto termometro con il quale misurare la temperatura da “clima rovente” che pervade la Penisola.

Il gioco al quotidiano e violento attacco che gli opposti schieramenti si lanciano da mesi, incardinati su posizioni lontane anni luce dal poter essere definite reciprocamente tolleranti, poco si concilia con l’italica predisposizione alla moderazione.

Prendendo a prestito il celebre incipit della Medea di Seneca, potremmo chiederci «cui prodest ?»

Se è assolutamente condivisibile il fatto che la violenza non deve essere giustificata, è altrettanto auspicabile che una tale asserzione debba essere valida per tutti.

Ascoltare nella pletora delle trasmissioni televisive, o leggere sui social, personaggi pubblici che incitano alla discriminazione nei confronti di chi ha scelto di non aderire alla campagna di vaccinazione, di sicuro non può definirsi come un atteggiamento conciliante, soprattutto in virtù del fatto che, la scelta di non sottoporsi all’inoculazione, non contravviene alla legge e prevede un esborso economico non indifferente per sottoporsi ai tamponi.

Allo scetticismo nei confronti di un farmaco i cui effetti sono sconosciuti, secondo quanto affermato da eminenti scienziati internazionali, si va ad aggiungere uno stile comunicativo quantomeno discutibile da parte degli esperti che, troppo spesso, contraddicono se stessi in men che non si dica.

Il corto circuito informativo sicuramente ha contribuito, in maniera decisamente importante, a creare nelle persone una inesatta percezione della pandemia.

«Questo eccesso di voci continue, sovrapposte e contrapposte ha sortito l’effetto di disorientare ulteriormente. È chiaro che si tratta di una situazione inedita, però chiunque parli deve tenere conto degli effetti che le sue parole potranno sortire», diceva nell’autunno 2020, Auro Palomba, presidente di Reputation Science, sottolineando il fatto che, nel corso dei mesi, molti esperti non solo hanno cambiato diverse volte approccio riguardo la gravità della pandemia ed alle misure di contenimento della stessa, ma hanno espresso troppe volte opinioni divergenti ed antitetiche che potrebbero lasciar pensare ad una incoerenza di fondo condita con ampie dosi di approssimazione.

Purtroppo, ad oggi, dobbiamo addirittura registrare uno scatto in avanti nelle dichiarazioni di molti volti noti.

Possiamo ricordare, ad esempio, l’ormai famoso dott. Burioni il quale, ad inizio febbraio 2020, affermava con tono sicuro «In Italia in questo momento il rischio è zero», per poi virare e trasformarsi in un accanito sostenitore della caccia al no vax spesso definito, con toni eccessivamente coloriti, come un «sorcio” da rinchiudere in casa».

E cosa dire del dott. Fabrizio Pregliasco, oggi fervente sostenitore di vaccinazioni a tappeto, che il 25 febbraio 202 dichiarava «La malattia provocata dal nuovo coronavirus, rispetto ad altre, è banale e non è contagiosissima, ma è piuttosto comparabile all’influenza», o delle frequenti giravolte narrative dei vari Bassetti, Ricciardi, Locatelli, Brusaferro, Crisanti?

E cosa pensare del fatto che negli ultimi giorni sembra rafforzarsi una crociata anti tampone quando, da quasi due anni, proprio i tamponi sono stati l’indicatore principale della diffusione del contagio su cui basare chiusure e restrizioni ?

E del green pass che, in base a quanto dichiarato da eminenti ricercatori, non ultimo il professor Mariano Bizzarri il quale, in audizione alla Commissione Parlamentare, l’ha definito come lo strumento che «attesta il nulla», trasformato in super green pass e reso strumento di inaccettabile discriminazione ?

A tutto questo vanno aggiunte le prese di posizione di ministri, parlamentari e presidenti di regioni che, evidentemente poco avvezzi all’uso del buonsenso, all’unisono continuano a gettare benzina sul fuoco delle polemiche.

Non possono passare inosservate le parole del ministro Renato Brunetta che, dopo aver auspicato una maggiore e più dolorosa invasività nell’effettuazione dei tamponi, dice alla trasmissione “Fatti e misfatti”, rivolgendosi ai non vaccinati «bene signori, tenetevi pure le vostre opinioni, sappiate però che non potete mettere a rischio gli altri. Quindi…casa, lavoro con il green pass e poi statevene a casa tranquillamente a guardare la televisione».

E cosa dire di un Parlamento totalmente esautorato delle sue prerogative e ridotto al ruolo di passivo ratificatore di decisioni già prese da altri ?

Veramente qualcuno pensa di illudersi che tutti siano disposti ad accettare passivamente e senza batter ciglio una così brutale limitazione dei propri diritti costituzionalmente garantiti ?

Potrà forse apparire eccessivo dire che l’aria che si respira è quella tipica di una guerra civile fredda, dove le conseguenze possono essere imprevedibili, ma rispecchia assolutamente la realtà del periodo.

Non sarebbe auspicabile lavorare ad una vera e profonda pacificazione nazionale ?

Il mondo politico ed in particolare il Governo, che ne dovrebbero essere i promotori, invece sembrano non voler rendersi conto dell’enorme spaccatura sociale che loro stessi hanno creato.

Purtroppo, e lo diciamo con grande rammarico, l’unica certezza è che uno Stato che, per promuovere il vaccino, deve attuare misure sempre più restrittive e limitative dei diritti costituzionali dimostra di non avere la piena fiducia da parte dei cittadini.