Il voto segreto, reso ammissibile dalla Presidente del Senato Elisabetta Casellati, ha fatto scattare lo stop all’esame degli articoli del provvedimento stesso che di fatto termina qui il suo percorso.

La famosa “tagliola”, ovvero l’art.96 del Regolamento del Senato, il quale prevede che “prima che abbia inizio l’esame degli articoli di un disegno di legge, un senatore per ciascun Gruppo può avanzare la proposta che non si passi a tale esame”, passa con il voto favorevole di 154 senatori su un totale di 287 votanti, 2 gli astenuti.

Immediata la reazione del deputato Alessandro Zan, promotore e firmatario del provvedimento che, su Twitter, dice : “Chi per mesi, dopo l’approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il ddl Zan è il responsabile del voto di oggi al Senato. È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare”.

Anche il segretario del Pd Enrico Letta affida la sua delusione ai social : “Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà.”

Dichiarano vittoria invece Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

“Sconfitta l’arroganza di Letta e dei 5Stelle: hanno detto di no a tutte le proposte di mediazione, comprese quelle formulate dal Santo Padre, dalle associazioni e da molte famiglie, e hanno affossato il ddl Zan. Ora ripartiamo dalla proposte della Lega: combattere le discriminazioni lasciando fuori i bambini, la libertà di educazione, la teoria gender e i reati di opinione”, dice il segretario Leghista al quale fa eco la Leader di Fratelli d’Italia che, con un post su facebook, scrive : “cala il sipario sul ddl Zan, una pessima proposta di legge che Fratelli d’Italia ha contrastato con coerenza e nel merito fin dall’inizio. Non abbiamo mai cambiato idea e lo abbiamo dimostrato oggi in Senato: siamo stati l’unico gruppo interamente presente e unito nel voto. Patetiche le accuse di Letta, Conte e della sinistra: i primi – scrive Meloni – ad aver affossato la legge sono i suoi stessi firmatari, Zan in testa, che in questa proposta hanno scritto e difeso fino alla fine norme e principi surreali (dal self-id al gender nelle scuole) che nulla avevano a che fare con la lotta alle discriminazion”.

Al termine del voto, la Casellati ha convocato la conferenza dei capigruppo.