Arriva nelle sale solo per tre giorni Il Viaggio degli Eroi, un lavoro intenso di Manlio Castagna che celebra i 40 anni dal più grande trionfo sportivo della nostra Italia. Senza nulla togliere agli eroi di Berlino nel 2006 per tutti, sia per chi era nato che per chi è cresciuto con i racconti di genitori e nonni, la Nazionale del 1982 è stata quella capace di regalare un vero e proprio sogno. Il docufilm e le parole dei protagonisti spiegano perché: senza nulla togliere alla Germania e alla Francia nella gloriosa trasferta spagnola i nostri eroi erano stati capaci di eliminare l’Argentina di Maradona – il più grande calciatore di tutti i tempi – ed il più forte Brasile di sempre capitanato dall’immenso talento di Falcao, Zico e Cerezo solo per citarne tre. Alla Casa del Cinema di Roma quindi era inevitabile che si respirasse l’entusiasmo delle grandi feste per la reunion con tanti di quei grandi campioni, anche se la tristezza ha accompagnato l’apertura dell’incontro nel ricordo di Enzo Bearzot, Gaetano Scirea e soprattutto Paolo Rossi rappresentato dalla moglie Federica Cappelletti: “Bearzot per Paolo era un secondo papà come per tutti gli altri, ma con lui il legame era ancora più profondo perché aveva bisogno di lui. Durante il processo sul calcioscommesse il ct lo chiamava e gli diceva di tenersi in forma per la Spagna. Paolo mi ha confidato più volte la paura che alla fine Bearzot non lo avrebbe chiamato. Invece lo fece e lo protesse sempre”. Poi il racconto dell’ultimo incontro tra Rossi e Bearzot: “Ci siamo visti ad Auronzo di Cadore, era il 2010. Enzo aveva scoperto il tumore e ci stava per lasciare. Si abbracciarono piangendo, Bearzot disse a Paolo di essere forte, che ora toccava a lui proteggere gli altri. Prima di salutarlo gli confessò che quei ragazzi lo avevano reso un uomo felice”.

Il clima però è gioioso come quello di un gruppo di amici che si ritrovano al bar per una partita a carte, proprio sulla storica mano giocata in aereo da Zoff, Bearzot, Pertini e Causio arriva dall’ex ala della Juventus la rivelazione: “La partita a carte con Pertini? Io giocavo con il mister… e chi poteva vincere? Non fatemi dire tutto, non posso… però Zoff fece un errore. La verità che su quell’aereo ha vinto la magnifica scultura, la Coppa del Mondo”, poi le battute di Franco Selvaggi addirittura arrivato in ritiro senza scarpe in ritiro e che in quel mondiale non giocò neppure un minuto: “La storia delle scarpe? E’ un’invenzione. Arrivai al ritiro che non le avevo perché venivo da Bari, avevamo giocato contro la Fiorentina, battendola e negandole lo scudetto, io ero tornato a Matera ed ero lì quando sono stato chiamato. Insomma hanno messo in giro la voce che mi abbiano detto: “Gli scarpini? Lasciali a casa tanto non giochi”. Ma è una bugia, non è che Bearzot mi ha trovato per strada”.

Il più loquace però è Bruno Conti, padrone di casa che ha ricordato con affetto Bearzot anche in passato come un padre in più occasioni: “Il mister per noi era un padre. Siamo stati trattati male alla partenza. Al ritiro di Alassio, Paolo Rossi era triste, c’era polemica contro di lui e Bearzot che se lo era portato. Una sera in Spagna sentiamo urlare Enzo contro i giornalisti. Lì abbiamo deciso il silenzio stampa”, poi sottolinea come la partita decisiva sia stata quella con l’Argentina più di quella con il Brasile “Giocavamo contro il più forte al mondo Maradona, ma anche contro fenomeni come Passarella e vincere dopo tre Parigi nella prima fase ci diede fiducia. Gentile credo che abbia ancora un pezzo della maglia di Diego a casa, un giocatore del genere lo puoi fermare solo cosi”.

Cabrini poi spiega come l’errore nel calcio di ricopre della finale sia stato colpa di Paolo Rossi e Giancarlo Antognoni: “Se Giancarlo non si fosse fatto male lo avrebbe tirato lui, poi Paolo che era il terzo rigorista mentre ero pronto a partire per la rincorsa mi passò dietro e mi disse ‘te la senti?’. Ma non si fa!”, spiega poi che nell’intervallo la svolta la diede il mister “All’intervallo contro la Germania, Bearzot mi ha preso per il bavero, mi ha appeso al muro, dicendomi che tutti possono sbagliare un rigore e che dovevo tornare in campo e rimettermi a giocare come sapevo. Quella vittoria è ancora oggi impensabile fa venire la pelle d’oca”. Antognoni spiega invece come il suo rimpianto è stato il gol annullato con il Brasile: “Se ci fosse stato il VAR magari sarebbe stato convalidato ma non c’era, mi è dispiaciuto tanto farmi male con la Polonia e saltare la finale ma i miei compagni mi hanno regalato una grande gioia”, mentre sull’Italia di oggi spiega “Mancini sta facendo un lavoro di ricostruzione con tanti giovani. Oggi il problema è anche che non c’è più l’attaccamento alla maglia neppure con i club. Pellegrini? Lui e Barella sono i calciatori di maggior talento di questa nazionale, ma anche lo stesso Donnarumma al Milan aveva mostrato grandi cose”.

Insomma il Viaggio degli Eroi si concluderà con un 3-1 alla Germania, mentre quello degli azzurri di Mancini deve riprendere dai 5 gol presi in terra tedesca sperando che siano il primo passo di una rinascita.