Esiste negli “Anni di Piombo”, una zona oscura e mai analizzata come si dovrebbe, che è quella del terrorismo palestinese in Italia. Variante quest’ultima che causò una cinquantina di morti nel bel paese. Il primo attentato di questo filone fu la strage dell’Aeroporto di Fiumicino del 17 dicembre 1973 costata la vita a ben 32 persone. Fatto che, a tutt’oggi, la maggioranza degli italiani non sa neanche che sia accaduto. Nessuna commissione parlamentare se ne è mai occupata e su tutta la faccenda permane per la quasi totalità dei documenti il segreto di stato. Questo libro ora tratteggia la realizzazione e cosa seguì questo evento storico, attraverso il racconto diretto di un protagonista Antonio Campanile unico poliziotto lì in servizio quel giorno, che svolse un azione efficace di contenimento al fine di bloccare i terroristi e convincere i membri di “Settembre Nero”a chiudersi nell’aereo che avrebbero poi dirottato. Questo avveniva in un mare di iniquità, di ordini non dati e di avvertimenti non ben valutati da chi di dovere, da parte dei servizi di tutto il mondo. Assieme a lui i relatori del libro Francesco Di Bartolomei e Nuccio Ferraro basandosi sulle indagini del Giudice Priore e sul poco materiale desegretato, nonché sulla stampa dell’epoca, ricostruiscono la fitta rete d’intrecci, stragi e omicidi legati al fatto, arrivando ad una conclusione sconvolgente: la strage avvenne perché mesi prima una parte dei nostri servizi aveva bloccato un attentato da parte di palestinesi e libici(Gheddafi armatore di entrambe le cose) ai danni del Premier israeliano dell’epoca Golda Meir. Un fatto che evidenziò una spaccatura netta nella nostra politica e nei nostri servizi segreti probabilmente alla base dell’occultamento giuridico e memorialistico della faccenda, sino ad oggi. Il libro “lo sparatore sono io!” è distribuito da Amazon.