Attraverso gli scatti di Raimondo Rossi assaporiamo il valore della diversità. Da anni, Raimondo conduce la sua personale battaglia contro la discriminazione e il bullismo. Raimondo Rossi in arte Ray Morrison non è solo un apprezzato fotografo ma grazie al suo styling personale è stato più volte menzionato come personalità da seguire per la moda uomo. Ha collaborato con diversi magazine lavorando sia come Fashion Editor sia come Art Director e, ultimo ma non per importanza, si è distinto come fotografo. Anche Rolling Stones lo ha definito “uno degli autori più originali di tutto il settore”. In questa intervista, Raimondo ha approfondito il suo legame con la fotografia svelandoci qualcosa in più sui suoi prossimi progetti. 

Raimondo, come sei giunto all’arte fotografica e quali sono le tue fonti d’ispirazione? Che ragioni ti hanno motivato e spinto a intraprendere questa professione?

Appassionarsi alla fotografia è stato per me un crescendo. Posso dire che il rapporto che si crea fra fotografo e soggetto fotografato è molto particolare, è fatto di silenzi alternati a piccoli scambi di parole. E da pochi attimi nasce un qualcosa che invece durerà per sempre. Forse questa è la fonte di ispirazione a cui sono più sensibile, è qualcosa che va aldilà dello scatto.

Come si sviluppa il tuo immaginario?

Limmaginario, come quello credo di tutti, è in continua pulsione e urgenza di comunicare. Può essere attivato da uno sguardo, da una musica, da un paesaggio. Questa connessione va poi a tradursi spesso in idee e immaginazione per ritrarre un qualcosa o una persona.

Hai pubblicato la tua prima raccolta fotografica “Vogue Collection”. In che modo hai scelto le fotografie? E’ vero che stai preparando anche un altro volume? Cosa ci puoi anticipare?

Il primo libro è un percorso per chi voglia avvicinarsi al mondo della fotografia. Aiuta a scoprire il fotografo che è dentro ognuno di noi e che magari deve essere aiutato, almeno agli inizi. Le fotografie sono state scelte come se fossero piccolissimi mattoni che vanno a costruire dentro di noi una figura che ci aiuterà ad essere lucidi nel momento in cui scatteremo immagini. 

Quanto è importante per te l’approccio psicologico e l’intensità interpretativa tra soggetto e fotografo?

È senza dubbio fondamentale, ma soprattutto da parte del fotografo. Non tutti i soggetti fotografati sono in grado di rilassarsi, di mostrarsi veramente, di lasciarsi andare. Quindi il fotografo deve fare uno sforzo in più, per dare alla fotografia una profondità particolare.

Di tutte le fotografie che hai scattato c’è un soggetto che prediligi?

In questo momento sono molto legato ad uno scatto che si chiama Leo e sua madre, presente per 15 giorni nella prima pagina di Vogue, nella sezione fotografia, e che è un omaggio al rapporto eterno madre-figlio. 

La fotografia, nella realtà sempre più digitale, può ancoraconsiderarsi strumento di riflessione collettiva?

Le fotografie, come i video, hanno una energia e una forza particolare, e credo che possano ancora essere strumento di riflessione. Nel momento in cui la comunicazione riesce ad arrivare dentro, può essere efficace per cambiare o aiutare certe realtà.

Cosa consiglieresti a un giovane che vuole fare il tuo mestiere?

Consiglierei di affidarsi, come guide agli inizi, a persone libere e con cui trovino una buona connessione. Qualunque realtà o fotografo incastrato in dinamiche impure” non credo possa far nascere una nuova voce nel mondo della fotografia.

IProssimi progetti?

Il terzo libro è in uscita, si intitolerà “Due anni con Fatima” e, come sempre, si porta dentro tanto della lotta per linclusività e la diversità. Conterrà immagini della galleria di Vogue e non solo, e sono davvero contento che stia prendendo in vita e che possa essere fruibile da tutti.