È salito a otto morti e venti feriti il bilancio delle vittime dell’attentato che, nel giorno di Natale, ha colpito la città di Beni, nell’est della Repubblica democratica del Congo. Un uomo si è fatto saltare in aria all’ingresso di una caffetteria e solo “grazie all’intervento del personale addetto alla sicurezza non è riuscito ad accedere”. A riferire la dinamica dei fatti è stato il generale Constant Ndima, che detiene l’amministrazione della città dopo la sospensione del governo locale per effetto dello Stato d’emergenza. La misura è stata implementata dal governo alcuni mesi fa, proprio per rispondere alla profonda insicurezza che colpisce quest’area del Paese.

Ndima ha riferito che nella serata del 25 dicembre l’attentatore si è avvicinato all’edificio e ha finto di avere disturbi mentali, ma i vigilanti non gli avrebbero creduto e quando hanno iniziato a porgli alcune domande, ostruendone l’accesso al locale, “l’uomo ha attivato il congegno”. Per questo non è stato possibile identificare l’autore dell’eccidio, che al momento non è ancora stato rivendicato. Tuttavia le autorità, oltre ad aggiornare il bilancio delle vittime, hanno puntato il dito contro una milizia armata di origini ugandesi, le Allied democratic forces (Adf), già responsabili da tempo di soprusi e uccisioni nel nord-est. Dopo l’eccidio di sabato, un messaggio di cordoglio è giunto dal presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki Mahamat, che ha esortato le autorità congolesi a “non risparmiarsi per portare davanti alla giustizia gli autori di questo atto ignobile e inumano contro dei civili innocenti”.

Tra gli altri messaggi indirizzati al governo di Kinshasa, c’è quello del presidente del Burundi Évariste Ndayishimiye, che ha espresso “condoglianze a mio fratello, il presidente Felix Tshisekedi, al governo, al popolo congolese e ai familiari delle vittime”, a cui si aggiunge quello del governo della Francia che augura anche “una pronta ripresa” ai feriti. L’attacco terroristico ha però anche riaperto la polemica da parte di coloro che accusano le autorità di non fare abbastanza per riportare la stabilità nell’est del Congo, da anni preda di milizie armate che compiono razzie, abusi e uccisioni anche a danno della popolazione. Due connazionali italiani, l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, nel febbraio scorso hanno perso la vita proprio in un’imboscata ad opera di miliziani locali. Dopo l’attacco a Beni, in un tweet il deputato Jean-Paul Ngahangondi ha definito “controversa” la versione ufficiale fornitadalle autorità, quindi ha invocato “un’inchiesta urgente per poterlo definire un atto terroristico”.

(Fonte: Agenzia Dire – www.dire.it)