Ph: Gianluigi Barbieri

Una due giorni indimenticabile per la Capitale, Roma è tornata a vivere un grande evento dal sapore internazionale nella suggestiva cornice del Circo Massimo e questo grazie a Vasco Rossi. 140 mila anime che in due giorni sono andate verso il palco, alcune lontanissime accontentandosi di spendere 80 euro per poter vedere il loro Komandante attraverso uno dei tre maxi schermi installati e ascoltarlo soltanto. Lui ha ripagato il bagno d’amore con tre ore di concerto che per un “ragazzo” di 70 anni non sono poi così leggerine. Questo perché Vasco vive letteralmente il palco non come alcuni suoi colleghi della sua età che magari cantano da fermi o spesso al pianoforte. Vasco Rossi non si è risparmiato spaziando dalle canzoni storiche come Senza Parole dedicata all’immensa distesa umana di persone fini ad arrivare alla più recente Una canzone d’amore buttata via. La sua allegra combriccola ha affrontato giornate disumane sotto al caldo, ore e ore di attesa soltanto per poterlo vedere nella storica arena dove avvenivano le corse con le bighe e lui da vero Gladiatore si è preso gli applausi.  La prima volta al Circo Massimo di Vasco Rossi come ha detto sul palco lui è un “Finalmente”. Un “Finalmente” atteso da tre anni a cui ha voluto aggiungere un messaggio politico forte: “Fanculo il covid, fanculo la guerra, fuck guerra. Dopo il covid ci mancava anche la guerra, noi siamo il popolo della gioia che vuole la pace”. Un popolo unito come sempre, come ogni volta per il suo Komandante che ha regalato una chiusura pirotecnica sulle note di Albachiara manifesto di una generazione di romantici che sfata il mito del sesso droga e rock and roll perché Vasco è molto di più e nella Roma antica i suoi versi sarebbero state poesie degni di Trilussa. A 70 anni si è regalato l’arena che rende immortali, ma lui già lo era.


Il lato oscuro della festa

Se il pubblico presente nel Circo Massimo stipato in piedi ha gioito per le note di Vasco Rossi meno bene è andata sicuramente sulla questione dell’ordine pubblico, con i carabinieri costretti a bloccare l’accesso alle scale perché i fan fuori controllo si erano posizionati sulla passerella che “teoricamente” sarebbe dovuta servire da uscita di sicurezza. Immancabile come sempre il profumo di marjuana e l’alcool che è andato via come l’acqua (clamorosamente finita nei punti ristoro già alle 22 rispetto al luppolo). Non parliamo delle modalità di acquisto che hanno costretto le persone a spendere ben 20 euro per 5 token, quando una bottiglietta d’acqua sarebbe dovuta costare mezzo token ovvero l’equivalente di 1 euro. Una costrizione bella e buona. Non entriamo invece nelle polemiche sulla musica che si è sentita a km di distanza, d’altronde era inevitabile come già accaduto in passato per The Boss Bruce Springsteen e i Rolling Stones.

Thomas Cardinali