Giulio Trenta

Il Jazz come e’ noto nasce a New Orleans nei primi anni del Novecento grazie ad un uomo di colore chiamato “Buddy Bolden” Trombettista. Il Jass (o Jazz) e’ musica inventata come lo era stata in origine la musica Classica. Infatti se si suona la musica Classica senza seguire rigorosamente lo spartito essa diventa musica improvvisata come il Jazz.
Ho sempre considerato Mozart come un jazzista, chiaramente non contemporaneo, ma in qualche modo nella sua formazione come musicista per certi versi lo e’ stato. Perche’ musicista Jazz? Perche’ questa forma espressiva musicale viene considerata una “musica stonata”, ricca di colori spenti e accesi e se fosse cibo si potrebbe considerare simile ad un limone o ad un mandarino.
Infatti il Jazz ha un sapore “aspro e dolciastro” allo stesso tempo. L’aspetto “aspro” e’ l’aspetto piu’ buio mentre l’aspetto “dolciastro” e’ l’aspetto piu’ sereno quindi tranquillo, ricco di gioia e felicita’.
A mio parere Mozart puo’ essere considerato un “jazzista” perche’ prima di poter comporre un brano bisogna studiare le tonalita’ del pezzo musicale e tutto cio’ comporta stonare la musica cosi’ come si fa nella composizione Jazz. Quindi non considerare questi aspetti vuol dire in un certo senso fare torto a compositori come Mozart, Beethoven, Bach, Schumann etc. e questo crea una contraddizione secondo i canoni ufficiali.
In conclusione, se consideriamo questo punto di vista, potremmo pensare di ascoltare o interpretare questi grandi musicisti secondo il nostro gusto personale e goderne comunque le sonorita’ e il piacere dell’ascolto.


Giulio Trenta e’ un giovanissimo artista e pianista nato nel 2004. Da diversi anni e’ impegnato, con profitto, nei corsi pre-accademici di pianoforte.
Caratterizzano le sue doti una grande creativita’ e una notevole profondita’ introspettiva che traspare da ogni nota e induce un piacevolissimo turbamento emotivo.
Dopo alcuni anni dedicati allo studio della musica classica Giulio decide di sperimentare il pianoforte Jazz.
La fusione tra la matrice classica di base ed il percorso jazz, si risolvono in una costruzione sincretica mai scontata, sempre in cerca dell’arpeggio che porta al nuovo.
Ogni volta l’originalita’ tocca le corde piu’ profonde dell’ascoltatore che si trova trasportato in una alterita’, un’altro luogo dove quelle note fanno assaporare di volta in volta un nuovo orizzonte del sentire dove ogni stringa suonata lascia intravedere la successiva ed ancora fino ad uno piacevole sfinimento ad libitum.

In azione sul piano

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del lettore Fabio Bogi a questo articolo:

Basta vedere come certi pseudo registi si arrogano il diritto di stravolgere tempi storici e luoghi di azione in nome di una “modernizzazione” che fa rigirare nelle tombe gli autori di tali capolavori.
Cito, solo per esempio ma ce ne sarebbero tantissimi altri, un certo michieletto che ha trasformato il Barbiere di Siviglia in un musical di dubbio gusto (per non dire che faceva veramente schifo) di impronta statunitense (e ti pareva, sempre loro…), come un daniele gatti che al teatro dell’opera di Roma presentò un Rigoletto che stava in scena dritto come un fuso (alla faccia del testo che lo definisce “il gobbo”) e ambientato negli anni della seconda guerra mondiale, come una Traviata spostata dalla Parigi degli anni ‘800 alla Roma degli anni ‘900 legati a via Veneto e alla “dolce vita”, come un Elixir d’amore ambientato a Rimini negli anni 2000 o una Bohème spostata anch’essa a Roma negli anni attuali (alla faccia della prima aria del tenore “Nei cieli bigi guardo fumar dai mille comignoli PARIGI” (!!!!) o come in quell’altra rappresentazione sempre di Bohème dove il tenore dicendo “Non sono in vena” veniva rappresentato non come un poeta a corto di ispirazione ma come un tossicodipendente che non era riuscito ad iniettarsi la dose “miracolosa” nella vena del braccio o un Otello, notoriamente definito “il moro di Venezia”, composto da Verdi nel 1883 su libretto di Arrigo Boito e tratto dall’omonima opera di Shakespeare del 1603, con un interprete bianco come un lenzuolo lavato e ambientato anch’esso ai giorni nostri e, ovviamente, non a Venezia, e tantissime altre “perle”.
La cosa schifosissima ed obbrobriosa è che tali tizi per fare schifosità simili ricevono pure dei lauti compensi…
Quindi ci stupiamo di Mozart jazzista?

Fabio Bogi